Il Mistero pasquale
di Don Samuele Agnesini
La Settimana Santa, chiamata anche Grande Settimana o Settimana Autentica, è il nucleo essenziale della vita della Chiesa. In essa si celebra il Mistero pasquale, cioè “il memoriale della beata passione, della risurrezione dai morti e della gloriosa ascensione al cielo del Cristo nostro Signore”. L’antica espressione Mistero pasquale, già presente in alcune omelie del Padri della Chiesa, è stata riportata alla luce dalla teologia liturgica del secolo scorso e assunta come categoria di riferimento dal Concilio Ecumenico Vaticano II, così come affermava il Santo Padre Giovanni Paolo II nel venticinquesimo anniversario dell’approvazione della Costituzione Sacrosanctum Concilium: “Il primo principio [della costituzione sulla sacra liturgia] è l’attuazione del mistero pasquale di Cristo nella liturgia della chiesa”.
Liturgia, attuazione e compimento della Storia della salvezza
La formula Mistero pasquale si caratterizza per essere un’espressione sintetica con cui si richiama l’esperienza salvifica operata da Cristo Signore nella vicenda della sua passione, morte, risurrezione e ascensione al cielo. La Liturgia è attuazione della Storia della salvezza, cioè realizzazione del mistero di Dio nel tempo (Cf. Ef 1, 3-14); contemporaneamente ne è anche il compimento, in quanto nella vicenda storica e personale del Signore Gesù si realizza il Vangelo di salvezza degli uomini (SC 6). Il Triduo pasquale si caratterizza per essere il vertice della Storia della salvezza e, pertanto, la chiave di volta per comprendere “quale grande amore ci ha dato il Padre” (1Gv 3,1).
La Croce, epifania del Mistero pasquale
Il primo giorno del Triduo pasquale è il Venerdì Santo, che, secondo il computo del giorno ebraico, ha inizio con il tramonto del giorno precedente. Pertanto, il primo giorno in cui si fa memoria del Mistero pasquale la Chiesa vive due Celebrazioni, che hanno come centro lo stesso mistero, ma affrontato in due dinamiche diverse. Nella Messa nella Cena del Signore la Chiesa vive la Pasqua rituale (“il rito perenne” di Es 12, 14), in cui il pane e il vino diventano segno vivo ed efficace dell’amore universale di Dio: “dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13,1). Questo dono vitale non può essere egoistico, ma necessariamente diviene servizio verso i fratelli: “dalla partecipazione a così grande mistero attingiamo pienezza di carità e di vita” (Colletta Messa nella Cena del Signore). Nell’Azione liturgica della Passione del Signore cambia la prospettiva, ma non il soggetto della Celebrazione; è sempre il Mistero pasquale, ma contemplato nell’orizzonte della Croce e del Crocifisso. Nell’abbondante ascolto della Parola e nell’Adorazione della Croce, questa liturgia orienta i fedeli a riscoprirsi feriti dall’Amore. Nell’Azione liturgica del Venerdì Santo la Croce diviene epifania del Mistero pasquale, rivelando all’uomo la sua identità e la sua vocazione e aprendo una nuova possibilità di redenzione per gli uomini e le donne del nostro tempo.
Un’attesa che accende il desiderio del cielo
Il Sabato Santo è un giorno di silenzio e di fervente attesa, carico di speranza e fiducia. La Pasqua e l’Ascensione sono ben sintetizzate nell’espressione che la preghiera di benedizione del fuoco nella Veglia pasquale: “accendi in noi il desiderio del cielo”, la Pasqua terrena ci apre all’eterno, quando berremo il vino nuovo nel Regno di Dio (cf. Mc 14, 25). Al Triduo pasquale si aggiunge la Domenica delle Palme o meglio della Passione del Signore, una celebrazione particolare siccome porta con sé sia l’aspetto commemorativo dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme con i segni delle palme e degli ulivi e la rispettiva narrazione evangelica, sia la celebrazione eucaristica, al cui centro sta la narrazione della Passione secondo uno dei tre Evangelisti sinottici. Si può quasi dire che la Settimana Santa è racchiusa tra due domeniche che ne riassumono il senso: la domenica di Passione e quella di Risurrezione.
La Messa Crismale, manifestazione della Chiesa locale
Nel contesto della Settimana Santa troviamo una Celebrazione dal carattere profondamente ecclesiologico: la Messa Crismale. Il Vescovo, il suo presbiterio e i fedeli si riuniscono, nella mattina del Giovedì Santo (o in altro momento adatto) per celebrare l’Eucaristia con la Benedizione degli Oli Santi e, in modo particolare, del Crisma. Gli oli richiamano alla vita sacramentale della Chiesa, che ha la sua forza propulsiva nel Mistero pasquale e si dispiega lungo tutto l’Anno liturgico. Nella più alta manifestazione della Chiesa locale (Messa Crismale) che troviamo nel ciclo annuale, viene richiamato fortemente il ministero medicinale della vita della Chiesa e specialmente dei suoi sacramenti. Giorni Santi e intensi, quelli della Grande settimana, portatori di frutti per coloro che li vivono pienamente.
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