Il lascito di Francesco di Assisi agli uomini e alle donne del nostro tempo
di Pierluigi Perinelli – Comitato “Una città e il suo patrono”, Massa
A distanza di otto secoli dalla sua morte, il Poverello di Assisi continua a affascinare, interrogare e incuriosire anche al di fuori del mondo cattolico. Un’adesione appassionata al Vangelo, una fede incrollabile e un messaggio che attraversa ogni tempo: tornare all’essenziale per rendere la vita più piena.
Gli ultimi tre anni sono stati caratterizzati dalle celebrazioni dedicate a San Francesco d’Assisi, in occasione degli 800 anni trascorsi da tre degli eventi fondamentali della sua vita: l’imposizione delle stimmate, la composizione del Cantico delle creature, la morte avvenuta il 4 ottobre 1226. Molte sono state in questi anni i libri, le opere teatrali, musicali e cinematografiche a lui dedicate. A distanze di secoli, il Poverello di Assisi, continua a essere un personaggio che affascina, interroga e incuriosisce. Diverse sono state, anche nella nostra Diocesi le manifestazioni dedicate a lui, in particolare a Massa, grazie ad un gruppo di lavoro coordinato dal parroco della Cattedrale di Massa, don Samuele Agnesini. Sarà utile capire se il lavoro fatto, oltre a far conoscere meglio Francesco, sarà servito a comprendere cosa lo spinse, spogliato di ogni cosa, ad iniziare uno straordinario cammino umano e cristiano.
Francesco fu prima di tutto un uomo di fede
In quel gesto ci fu la fiducia incrollabile nell’amore dell’Altissimo, il desiderio di abbandonarsi a Lui per affrontare, certo della sua presenza e vicinanza, un futuro incerto, privo di sicurezze e beni materiali. Francesco fu prima di tutto un uomo di fede, che si tradusse in un’adesione appassionata al Vangelo, dando concretezza a parole di Cristo come «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi» oppure «Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete. Guardate gli uccelli del cielo: non seminano e non mietono, né raccolgono nei granai, eppure il Padre vostro celeste li nutre. Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro». Queste parole del Vangelo di Matteo riecheggiano nel vissuto di Francesco per tradursi in gesti e azioni concrete sostenute da un rapporto intimo e profondo con l’Eucaristia. Ma cosa lascia Francesco a noi, uomini e donne del nostro tempo?
Il lascito di Francesco e la capacità di tornare all’essenziale
Primo: non credere che un uomo sia ciò che possiede. Il possesso e il desiderio di accumulo possono trasformarsi in egoismo, prevaricazione, ricerca del profitto e difesa della ricchezza come fine in sé. Francesco ci ricorda che il nostro valore non può essere misurato sulla base di ciò che possediamo, né sulla nostra capacità di consumare.
Secondo: guardare alla natura come a un dono straordinario. Francesco ci insegna a rapportarci con essa attraverso un rapporto di amore e rispetto, rifiutando ogni logica di spoliazione e di sfruttamento. Ci invita a recuperare una relazione intima e imprescindibile con il mondo che ci circonda, nella consapevolezza di essere parte della stessa creazione e figli dello stesso Creatore.
Terzo: fare delle nostre comunità luoghi di fraternità. Le nostre comunità sociali e religiose devono diventare luoghi di relazione, condivisione e ascolto. Luoghi che partano dalla consapevolezza che ciascuno di noi è portatore di ricchezze, esperienze e verità originali e profonde. Comunità aperte all’altro, inclusive, capaci di trasformare il nostro tempo: da un tempo di solitudine a un tempo di incontro.
Quarto: accogliere l’altro. Il diverso, il migrante, il malato non devono essere percepiti come qualcuno che viene da lontano e che, proprio per questo, ci fa paura. Francesco ci insegna, attraverso l’incontro con il lebbroso, a riconoscere nell’altro un fratello. L’accoglienza non è soltanto un atto di generosità verso qualcuno che ha bisogno. È una relazione che arricchisce anche chi accoglie e che rende più piena la nostra esperienza umana.
Quinto: vivere con semplicità. Francesco ci invita a vivere la vita senza appesantirla inutilmente, godendo pienamente delle occasioni che essa ci offre e delle sfide con cui ci chiede di confrontarci.
La nostra esistenza è spesso oberata da sovrastrutture, aspettative e bisogni artificiali che ci impediscono di godere pienamente di ciò che abbiamo, alimentando ansia e senso di inadeguatezza. La semplicità francescana non è rinuncia alla vita: è, al contrario, la capacità di tornare all’essenziale per poterla vivere fino in fondo.
Ripartire da noi stessi
Infine, Francesco ci pone una domanda proprio nel tempo della tecnologia e dell’intelligenza artificiale. In un’epoca nella quale l’uomo sta cercando di controllare il mondo attraverso macchine sempre più sofisticate e affida alle intelligenze artificiali una parte crescente delle proprie attività e delle proprie decisioni, Francesco ci invita a ripartire da noi stessi: a imparare a controllare noi stessi prima di imparare a controllare il mondo; a chiederci che cosa vogliamo diventare prima di chiederci quanto possiamo fare con le macchine che costruiamo; a recuperare la capacità di ascolto della realtà prima di cercare di dominare la realtà.
Francesco non appartiene soltanto al suo tempo; appartiene a ogni tempo nel quale l’uomo si interroga sul senso della propria esistenza, sul valore delle cose che possiede, sul rapporto con gli altri e con la natura, sul significato della parola fratello. A distanza di 8 secoli non ci consegna una ricetta per vivere, ma ci mostra una strada, fatta di fede, essenzialità, fraternità, rispetto del creato, accoglienza.
Al termine di queste celebrazioni, la domanda più importante non sarà quanto avremo imparato su Francesco, ma quanto saremo riusciti a lasciarci interrogare da lui. Perché conoscere Francesco è importante. Ma provare, almeno un poco, a vivere secondo ciò che ci ha insegnato, lo è ancora di più.
Articolo pubblicato originariamente su Il Corriere Apuano e qui riprodotto per gentile concessione.
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Basilica Cattedrale di San Pietro Apostolo e San Francesco d’Assisi
Piazza Duomo 1 – 54100 Massa
0585-810735
Orari
Cattedrale
Da Lunedì a Sabato
ore 18.30 Cappella delle Stimmate
Domenica
ore 10.30
ore 18.00 Vespri
ore 18.30
Santuario Madonna delle Grazie
tutte le domeniche e festivi ore 9.00








